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ESSERE UN CANTANTE R&B: IL CASO TREY SONGZ

gennaio 12, 2010

Ah, che brutto mondo quella della musica r&b al maschile. Charles Darwin avrebbe potuto scrivere libri e libri su tale fenomeno, invece di gettare via la propria esistenza per quelle quattro stronze tartarughe delle Galapagos. Vuoi mettere passare anni e anni su un’isola deserta con delle orripilanti bestie che puzzano di guano con l’emozione di trascorrere qualche mesetto dentro qualche sfigatissimo ghetto della più merdosa città industriale East Coast, tra papponi, spacciatori di crack e minorenni incinte? Si tratta, quest’ultimo, di un ambiente terribilmente competitivo: non passa anno, infatti, che da quei putridi casermoni spunta un nuovo tamarro di successo (forse per auto germinazione) pronto ad eclissare a forza di falsetti, mossette e coglioni strizzati la fama degli altri omini già presenti sul mercato.
È davvero un habitat atroce, dove basta un singolo non propriamente riuscito o una collaborazione sbagliata, a sputtanare (quasi) per sempre una carriera. E i casi sono molteplici: pensiamo al povero Omarion che, dopo aver abbandonato i B2K, nonostante alcune canzoni orecchiabili (come Icebox, signor pezzone r&b), si è ridotto a duettare con quella povera nanetta dominicana che risponde al nome di Kat De Luna (forse ora si starà prostituendo a Puerto Plata) o a pubblicare un album cantato interamente in collaborazione con quello sfigato di Bow Wow (uno che andrebbe linciato solo per il fatto di esistere e per essere amichetto di Soulja Boy). Anche se tra i due sembra ci sia stato qualcosa di più, come dimostra la simpatica immagine a lato e lo sguardo allupato di Bow Wow che, dopo essersi in passato spupazzato Ciara, sembra curioso di scoprire cosa contiene Omarion nelle mutande.
Ma ci sono anche alcuni che si sono auto-eliminati dalla specie: come il talentuoso Houston che, cresciuto in una famiglia di invasati religiosi e dopo aver sfondato con “I Like That”, cantata in collaborazione con Chingy, Nate Dogg e I-20, ha prima dato preoccupanti segnali di squilibrio mentale e poi è passato a seri atti di auto-lesionismo, come spappolarsi l’occhio destro con una forchetta. Ora il povero Houston è cieco e ha un occhio di vetro: purtroppo nessuna major lo vuole e, invece di darsi all’alcool o alle troie, si è re-inventato come attivista contro gli stupri di gruppo nelle prigioni americane. Pleasure P., una volta militante nel prestiggggioso gruppo Pretty Ricky (una manica di tamarri scheccheggianti che ho sempre cordialmente disprezzato), sembrava fosse accusato di aver perpetrato degli stupri nei confronti dei nipoti: ma la lista è lunghissima, basta anche pensare al miserabile R. Kelly, e alla sua predilezione per il pissing su ragazzine minorenni. 

Vabbè, tutto questo preambolo per raccontare di una presenza inquietante all’interno del segmento in esame: Trey Songz. La sua storia ricalca filo per filo lo stereotipo di tale gente: Tremaine Aldon Neverson è nato a Petersburg, in Virginia, nel lontano 1984, all’interno di una famiglia di militari. Un bel giorno, all’età di 14 anni, si rende conto di saper cantare (cioè, questo coglione si sveglia e dal nulla si trova una voce adatta?), fa un po’ di gavetta qua e là (ossia sparge il suo seme in qualche sala di registrazione), migra nel New Jersey, ha il tempo di diplomarsi, etc. etc… Insomma, fa tante belle cose e finalmente, nel 2005, pubblica il suo primo album, I Gotta Make It.

Ora, nel 2010, di lui cosa rimane? È un bravo entertainer, non c’è dubbio, però non può assolutamente sperare di raggiungere la fama mondiale di quello spregevole nanetto di Chris Brown, di Ne-Yo o di Usher (per citare quelli un po’ più commerciali), ma anche di un Jamie Foxx o di un John Legend (ma quelli sono su un altro livello) o delle vecchie leve come Maxwell o Ginuwine (per dirne due a caso). E al tempo stesso, come Charles Darwin insegna, altri newbie si sono autogenerati per scassare la minchia e sconvolgere gli ormoni delle teenager americane di ogni etnia: pensiamo solo a quel perverso di Jeremih (Birthday Sex è a dir poco spettacolare, IMHO, e il porno-remix con Fabolous ancora di più…”It’s time to eat…pussy reservation!”), all’allegro haitiano-americano Jason Derülo (che con Whatcha Say ha letteralmente stuprato Hide & Seek di Imogen Heap) o ad Iyaz, scoperto da quel putrido ciccione che risponde al nome di Sean Kingston (la sua Replay è arrivata anche da noi italioti).

Oh povero Trey, come fare? Andare a sgambettare in Dancing with the Stars come Mario (quello che ci ha smaronato per mesi con Let Me Love You)? Cercare di elemosinare una produzione di The Dream, Tricky Stewart o di Red One (che forse accadrà per il prossimo album)? Macchè! La soluzione, per emergere dalla melma (e ci sta riuscendo, tra l’altro, visto che il suo successo è crescente) è quella di virare sul sesso, con dichiarazioni di gran classe sulle dimensioni del proprio bene e sulle sue abitudini sessuali (ringrazio RnbJunk per le informazioni), inserendosi quindi perfettamente in quel filone che ha visto l’emergere di una quantità infinità di popstar e rnbstar sempre più troie. 

Mi piace venire nelle ragazze prima che loro vengano, ma bisogna poi tenere un ritmo e non fermarsi! Adoro le ragazze che riescono a prendermelo tutto!”
“Questa ragazza mi ha mollato. Non riusciva a contenerlo tutto!”
Il porno è cool! Penso che il porno sia un modo per allargare i propri orizzonti […] Ricordo che quando ho iniziato a guardare i porno, le mie pornostar preferite erano Lacey Duvalle e Lindy Foxx!”
“La mia lingua e il mio pene!” (alla domanda: cosa sono le tue cose preferite da usare a letto?)
“Quando avevo 16-17 anni, questa ragazza mi ha passato le piattole. È stata la merda più fastidiosa del mondo!”
“Quando vado in tour, mia madre controlla se ho con me un pacco di condom Magnum da 12!”

Che il Trey Songz si stia preparando una carriera nel porno?

LA MAGIA DEL 2010

gennaio 7, 2010

Mi scuso per i pochi post di questo periodo, ma sono magicamente sotto vacanze…e quindi, com’è giusto che sia, sto cazzeggiando. Cioè, stavo cazzeggiando, visto che ora sono magicamente tornato alla vita pre-natalizia.

Tralasciamo questo stupido preambolo e parliamo di cose serie: oooh, sembra che il 2010 sia l’anno dei Pesci, ossia il mio segno zodiacale. Per giorni e giorni loschi figuri del calibro di Paolo Fox e Branko (ma che nome è Branko?Ma è slavo quell’ominide fastidioso?) hanno smaronato la minchia raccontando di quanto sarà bello, spettacolare, pieno di novità, blah blah, amore, soddisfazioni personali, sesso blah blah, soldi che cadono dal cielo, orgioni a base di rum, coca e viados, blah blah blah e altre amenità di questo tipo.

Ora, non credo in queste cose (cioè, di solito mi leggo l’oroscopo la sera per vedere se hanno azzeccato qualcosa), però questo 2010 si prospetta teoricamente come un anno di cambiamenti (oh, almeno per quel che mi riguarda). Un lavoro nuovo (si spera), l’operazione al laser prk (ossia rimarrò senza vista e come nella migliore tradizione andrò in giro con uno di quegli stronzi cani per non vedenti ed infilzerò la gente per strada) e tante belle cose. Magari sarò talmente scaltro e astuto da fondare un nuovo partito di centro di ispirazione cattolica, un’assoluta novità nel panorama politico italiano.

Passando a cose serie, ecco a voi la mia tamarra scommessa per questo 2010: Nicki Minaj!
Nata l’8 dicembre 1984 nel prestigioso quartiere di Queens da genitori originari di Trinidad e Tobago di sangue afro-indiano, Onika Maraj (questo il suo vero nome) è stata scoperta su Myspace dal raffinato Fendi, il CEO di Dirty Money e poi lanciata da quella persona fine ed elegante che risponde al nome di Lil’Wayne. Dopo aver rilasciato alcuni mixtapes, come Beam Me Up Scotty, il 2010 vedrà la nascita del suo primo album: nel frattempo potete apprezzare Nicki (che recentemente ha dichiarato la sua bisessualità) nel remix di Up Out My Face di Mariah Carey, in Shakin’ It for Daddy con Robin Thicke, in Lollipop Luxury con Jeffree Star e soprattutto in 5 Star Remix con Gucci Mane, Yo Gotti e quella grandissima ruganta di Trina, l’autodefinitasi “Baddest Bitch”.

 

QUARANTENNI FINTO-BIONDE & FARMVILLE

dicembre 29, 2009

[o meglio, quarantenni inoltrate o quasi cinquantenni]

Sono un Facebook-dipendente, ma naturalmente il social network per eccellenza, talvolta, lo disprezzo per due grandi motivi:
- Le continue richieste di adesione a gruppi che non riscuotono in me il benchè minimo interesse (due-tre giorni fa mi è arrivato l’invito ad un gruppo di vegani incazzati neri contro lo sterminio di certi animali sotto il periodo natalizio…che devo mangiare, il pungitopo?);
- Le continue richieste di adesione a simpatiche applicazioni. E tra queste c’è la famigerata Farmville.

Naturalmente molta gente di mia esistenza è caduta nella mortale trappola…e tra queste c’è mia madre. Ha da poco creato la sua fattoria e sta passando il suo tempo libero a raccogliere melanzane, a mungere il latte alle capre e a torturare alcune renne di Babbo Natale che si sono smarrite dalle sue parti. Un mondo idilliaco quello di Farmville, dove nessuno finisce decapitato dalla falciatrice, gli anticrittogamici fanno bene alla salute e i braccianti sikh non muoiono in fondo ad un pozzo.

Molte volte mia madre non può accedere al suo profilo, e quindi l’ingrato compito di sistemare i suoi vasti possedimenti spetta a me: solo che mia madre non si fida di quello che combino nella sua fattoria. E mi intasa di sms per stimolarmi ad agire.

“Hai raccolto il grano? :-)
“Ok. Grazie almeno ho guadagnato un po’ di soldini. Non hai guardato se per caso la capra era da mungere?:-) “
“Ok. I cavalli non sono ancora pronti?”
“Cosa gli hai fatto ai cavalli? Non li avrai mica uccisi?:-) “

Prima o poi entrerò di nascosto e spargerò il diserbante su quel mondo malato, e manderò le sue bestie al macello. In faccia ai vegani.

UN’ANALISI SEMIOLOGICA DI JINGLE BELLZ (A.K.A. UN UOMO E LA SUA BENTLEY)

dicembre 23, 2009

Si sta avvicinando inesorabilmente il Natale e, come anno, è sempre la solita rottura di coglioni: tristissimi alberi di Natali con le lampadine fulminate, regali sgraditi, bianca e soffice neve che poi diventa fanghiglia grigiastra e mortale, orridi filmacci natalizi trasudanti buonismo a iosa, Ratzinger che ci ricorda che il Natale è una festa non consumista, l’importanza dello stare assieme, blah blah blah, dell’aiutare chi sta peggio di noi e boiate di questa risma.

Visto che Gheba Pensiero è sempre stato un blog di servizio, quest’anno il post natalizio sarà un’analisi semiologica di uno stupendo video proprio a tema natalizio: e visto che queste pagine si sono sempre contraddistinte per raffinatezza e per contenuti mai banali e volgari, signori et signore, ecco a voi Jingle Bellz di Juelz Santana feat. Starr !

Nato ad Harlem da padre dominicano e madre afro-americana (nei quartieri più felici di New York da sempre la comunità black si accoppia furiosamente con portoricani, dominicani e amenità simili) il 18 febbraio 1982, LaRon Louis James ha iniziato a rappare a 15 anni, ma solo grazie a Cam’Ron (quello che cantava Hey Ma, da noi stuprata ed utilizzata come sigla per una stronzata condotta da Marco Liorni) Juelz raggiunge la notorietà tanto agognata. Realizza diversi singoli di successo, come There It Go (The Whistle Song) e Dipset (Santana’s Town), guadagna tanti soldi con i quali compra dei bling bling patacchioni allucinanti (da notare l’orologio dell’immagine a fianco, mi meraviglio se qualcuno non gli abbia già amputato il braccio), si fa tanti amici (basta citare Lil’Wayne, Papoose, Remy Ma, T.I. e Chris Brown, si veda Run It! e la nuovissima Back to the Crib) e, come ogni rapper che si rispetti, ha anche avuto qualche piccolo problemuccio con la giustizia. Massì, nel marzo 2008, mentre stava facendo il tamarro con la sua Bentley lungo le vie di Teaneck (un ameno sobborgo di New York), i poliziotti hanno scoperto non solo che la sua patente era sospesa, ma anche un sacchettino con un po’ di marijuana, 29 proiettili, 20.500 $ in una busta e un’incredibile quantità di caramelle Jolly Ranchers. Che tristezza, già me lo vedo al volante della sua Bentley, tutto quanto strafatto e con la bocca piena di orsetti gommosi, mentre viene sfottuto (e giustamente anche) dai poliziotti. Forse anche per la storia delle Jolly Ranchers, è allo stato attuale uno dei miei rapper preferiti (e Back to the Crib è spettacolare).

Vabbè, cazzate a parte, Juelz è davvero una persona buona e ama il Natale: ecco a voi quindi finalmente l’analisi semiologica di Jingle Bellz, che si avvale della collaborazione di una sua protégé, tale Starr (insomma, la classica chiappona uscita dal ghetto).
Ed ecco Juelz Santana tra le sue amichette (stranamente tutte quante vestite) all’interno della sua prestigiosa villazza: oooh, c’è un caminetto acceso (con il fuoco finto, of course), l’albero di Natale con le luci ad intermittenza, e un cane bianchissimo. Che immagine bucolica e felice, sembra che Juelz-Natale stia per distribuire i suoi ricchi regali alle sue squinzie.

 

 

Ricordiamoci che si tratta di un video hip hop: cazzo, non è mica una canzone neomelodica patetica e strappalacrime, con gentaglia che blatera di amori non corrisposti e rispetto per i boss della camorra! Ed ecco infatti uno stereotipo del tema: la macchinazza tamarra, in questo caso la Bentley bianca avvolta in un bel nastro rosso, e Juelz che rappa in compagnia di Starr. Vabbè, Starr ha scuoiato quei 3-400 ermellini per il suo cappottino sadomaso (e quei pantaloni di pelle stanno chiedendo pietà), ma sotto Natale, si sa, un po’ tutti se ne sbattono di quegli stupidi animaletti.

Ed ecco un primo piano di Starr: clamorosamente rifatta, plastificata e photoshoppata, è lei l’idola indiscussa di questo video. Una che su Myspace vanta di ispirarsi a gente come Tina Turner, Prince, Michael Jackson, Stevie Wonder, i Bee Gees, gli Aerosmith e Whitney Houston, ma che qui è sprecata per un ritornello demente che farebbe la felicità di chi disprezza l’atmosfera squisitamente consumistica del Natale.

Come volevasi dimostrare, ecco i due tamarri indicarsi i patacchioni bling bling. Aah, che classe, che raffinatezza, che eleganza sbandierare così il proprio successo economico con delle pose da quattordicenne idiota Facebook / MySpace dipendente. Della serie:”Ah aha ah, poveri stupidi negracci, guardate quanto caghiamo soldi! Shaniqua, guarda qui! Due-tre pompe al Juelz e ora mi faccio la plastica anche al culo!Col cazzo che me ne torno lì al Dunkin’ Donuts all’angolo a farmi impallinare da quelle stupide bande di portoricani!”.

Non poteva mancare l’inquadratura ravvicinata sul tamarrissimo stemma della tamarrissima Bentley Bianca, ecchecazzo! Se qualcuno volesse davvero fare del male al povero LaRon, può limitarsi a sfregiargli la fiancata della macchina: come minimo sgranerebbe quelli occhioni allucinati (fa sempre delle espressioni dementi nei video) e gli cascherebbero le balle a terra (e le Jolly Ranchers mezze mordicchiate e sformate di saliva dalla bocca).

Ed ecco qua LaRon-Juelz perfettamente calato nel ruolo di Juelz-Natale: berrettino bianco e rosso d’ordinanza, fuoco finto sullo sfondo, catenazza con il classico bastone natalizio (boh, quello che Babbo Natale solitamente usa per picchiare a sangue le renne, deduco). Dalla faccia, il losco afro-dominicano sembra sia un pochettino strafatto, ma forse non si tratta di marijuana, bensì della polverina magica dei folletti.

Ma Juelz-Natale è buono e tiene particolarmente all’educazione delle sue amiche: dopo averle ricoperte di doni e di soldi (come si può vedere in altri spezzoni del video, che salto), eccolo infatti intento a raccontare loro una delicata fiaba natalizia. Sul serio, questo video trasmette una quantità incredibile di buoni sentimenti e mi fa sentire in pace con il mondo. Insomma, non mi innervosisce come quella merda di duetto tra Elisa (che si è ormai laurapausinizzata) e quella checca marcia obesa e dalla voce in falsetto dei Negramaro: beccarli la mattina su MTV è un’istigazione al suicidio.

Ma è chiaramente Starr la preferita: altro che quelle quattro sciacquette qui sopra menzionate. E non a caso ecco Juelz, con un’espressione decisamente soddisfatta in volto, regalare alla canterina r&b di turno una mazzetta di banconote (che vengono sfogliate con particolare piacere e godimento, Starr avrà provato un’infinita sequenza di orgasmi) e poi le chiavi della Bentley. Se Starr non avesse incrociato Juelz Santana, ora sarebbe a farsela spaccare da Lexington Steele in qualche raffinata produzione hard (beh, se Juelz Santana non avesse incrociato Cam’Ron, ora sarebbe a farselo spaccare da Tiger Tyson in qualche altra raffinata produzione hard).

Ed ecco infine il testo: si ringrazia tale Latausha per aver riportato le liriche (che ho tradotto in qualche modo, alcuni passaggi mi risultano oscuri).

Starr

Correndo attraverso la neve (attraverso la neve)
In una bianca Bentley quattro porte per Harlem noi comandiamo (noi comandiamo)
In un inseguimento ad alta velocità (uh uh uh)
Cappotti e anelli di diamante (anelli)
Con il ghiaccio che splende così brillante (così brillante)
Com’è divertente rappare e cantare mentre facciamo i 95.

Coro

Le campane suonano, le campane suonano, le campane suonano per tutta la strada, oh com’è divertente andare in Phantom o con una Bentley
Le campane suonano, le campane suonano, le campane suonano per tutta la strada, oh com’è divertente andare veloce in Phantom o con una Bentley

Juelz Santana

Con questo intendo come noi comandiamo, baby, ti ho avuto, la Bentley tutta bianca, la Rolls Royce tutta bianca quando ci muoviamo attraverso tutta la neve bianca, visone tutto bianco quando usciamo dalla porta, fodera di pelliccia così lunga che si trascina sul pavimento, tutti i bianchi diamanti che mi splendono addosso, non devi dirmi che ne ho molti, ma i diamanti sono i migliori amici delle ragazze quindi per Natale sono uscito e ne ho presi molti per te, sono il tipo di ragazzo che migliora la tua vita, ho guadagnato tanti soldi non devi dire il prezzo, come ha detto T.I. puoi avere quello che vuoi (baby puoi avere quello che vuoi)

Ciminiera drogata, ciminiera drogata, il grande Phantom che assomiglia ad un fiocco di neve, ti fa venire voglia di scopare quando un nostro galleggiante ci guarda stare a galla. [?]

Starr:

Un giorno o due fa, ho pensato di dovermi fare un giretto, non avevo bisogno di compagnia (avevo le borse con i miei acquisti) sedute sulla mia destra (la la la), lungo la strada verso la banca ho dato molto gas e ho riempito il serbatoio, messo l’acceleratore sul pavimento, ho alzato la musica di più e non ho fatto altro che cantare.

Coro

Le campane suonano, le campane suonano, le campane suonano per tutta la strada, oh com’è divertente andare in Phantom o con una Bentley
Le campane suonano, le campane suonano, le campane suonano per tutta la strada, oh com’è divertente andare veloce in Phantom o con una Bentley
Le campane suonano, le campane suonano, le campane suonano per tutta la strada, oh com’è divertente andare in Phantom o con una Bentley
Le campane suonano, le campane suonano, le campane suonano per tutta la strada, oh com’è divertente andare veloce in Phantom o con una Bentley

7TH HEAVEN – LA SECONDA STAGIONE

dicembre 17, 2009

I nuovi strepitosi episodi che non vedrete mai in Italia!

SIPARIETTO 1

Rev. Eric Camden, sgommando con il suo Hummer lungo l’autostrada:”Annie, stasera ho una sorpresa in serbo con te. Ho avuto un’illuminazione divina, stanotte!”.
Annie, conciata come una battona, con la minigonna, le calze a rete slabbrate e del trucco volgarissimo:”Oh, gioia e gaudio!Sia lodato il cielo!Ma perchè mi hai obbligata a mettere questi vestiti così volgari et peccaminosi?Cosa hai in mente caro?”
Rev. Eric Camden, fermandosi ad una stazione di servizio, davanti ad una decina di camionisti messicani sporchi e grezzi:”Devi fare un po’ di volontariato. Soddisfa i desideri carnali di quei quattro peccatori!”
Annie, traumatizzata, osservando i loschi figuri:”Ma…ma…non penso che il Nostro Signore sia felice di una cosa di questo genere…”
Rev. Eric Camden, alzando la voce:”Chi di noi due è reverendo eh, troietta?Ora vai e fai quello che ti ho detto!”

SIPARIETTO 2

Ruthie, saltellando come una demente, arriva fino al garage, dove trova il Rev. Eric Camden intento a cercare tra gli scatoloni. “Papà papà…ma è vero che andiamo in Italia?Che bello, che bello!”
Rev. Eric Camden, con faccia soddisfatta, estraendo un fucile a pompa da dietro uno scatolone:”Andiamo a fare visita ad un mio caro amico. Si chiama Englaro. Beppino Englaro.”
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Cazzate a parte, ieri sera dopo 16 & Pregnant (per chi non lo conoscesse, è un nuovo reality di MTV che segue le avventure di diverse sedicenni incinte, tutte quante più o meno complessate e alle prese con famiglie stracciamaroni e ragazzi irresponsabili che giocano alla PlayStation mentre loro perdono le acque) ho riscoperto MTV True Life. Anche se è una trashata allucinante, almeno tratta certi temi senza scadere nel morboso e nel sensazionalistico…e poi è mille volte meglio di quella troiata con Enrico Ruggeri e Bossari, oh!

GEOVA-MARKETING 1.0

dicembre 14, 2009

Graziosa letterina recapitata qui a casa sabato scorso [della serie, quella stronzetta che mi straccia le balle il sabato mattina è passata al mailing, visti i risultati nulli]:

Gentile famiglia,
questo scritto di permette di comunicare con voi non avendo la possibilità di farlo personalmente. Lo scopo è trasmettervi informazioni utili.
Il diavolo è più che semplice superstizione. Molti che si professano cristiani e che affermano di credere nella Bibbia respingono l’idea che il diavolo esista, perché? Perché non accettano la Bibbia come parole di Dio. Secondo loro gli scrittori biblici rispecchiavano la filosofia delle nazioni che li circondavano e quindi non trasmisero in modo accurato la verità rivelata da Dio. Ma la Bibbia non è semplicemente la parola degli uomini; è davvero l’ispirata parola di Dio come è scritto in Timoteo 3:16
 “Tutta la scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, per riprendere…”
Gesù Cristo credeva nell’esistenza del Diavolo. Non fu tentato da inclinazioni malvagie, ma da una persona reale che in seguito chiamò  “il governante del mondo” Giovanni 14:30 – Maneo 4:1-11. “Credeva pure che altre creature spirituali sostenessero Satana nei suoi malvagi disegni. Guarì gli indemoniati” Maneo 12:22-28.
Si può imparare molto sul Diavolo considerando le parole che Gesù disse agli insegnanti religiosi del suo tempo:”Voi siete dal padre vostro il Diavolo e desiderate compiere i desideri del padre vostro. Egli fu un omicida quando cominciò, e non si attenne alla verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice la menzogna, parla secondo la propria disposizione, perché è un bugiardo e il padre della menzogna”. Giovanni 8:44
Il Diavolo continua a essere un avversario formidabile, che “va in giro come un leone ruggente, cercando di divorare qualcuno” 1 Pietro 5:8. Non è un principio astratto del male che risiede nella nostra carne imperfetta. È vero che si deve ingaggiare una lotta quotidiana contro le nostre inclinazioni peccaminose come è scritto in Romani 7:19-20. Ma la vera lotta è quella si fa “contro i governanti mondiali da queste Tenebre, contro le malvagie orze spirituali che sono nei luoghi celesti. Efesini 6:12.
Se vi interessa saperne di più, i Testimoni di Geova sono lieto di aiutarvi tramite considerazioni bibliche gratuitamente a domicilio.
Un cordiale saluto, una Testimone di Geova.

Parlando invece di cose serie e non di strane entità inesistenti, vi informo con grande gioia che è in arrivo una nuova analisi semiologica e stavolta si tratterà di un video squisitamente natalizio. Ma di un Natale beceramente consumista e materialista, di quelli che piacciono a tutti i rapper americani più tamarri: è questo il caso di Juelz Santana, che vedete qui sopra raffigurato mentre si fa controllare la pressione del membro da una povera sgualdrina cocainomane di Harlem con figli a carico e che pesa drammaticamente sulla previdenza sociale.

GHEBA & INTERNET (PRIMA PARTE)

dicembre 11, 2009

Correva l’anno 1999 e il qui presente Gheba, appena reduce da un violento attacco d’appendicite, inizio ad entrare in contatto con il magico mondo di Internet. Infatti, dopo aver stressato per mesi e mesi i suoi genitori, riuscì a farsi installare una prestigiosa connessione a 56K: e da quel momento la sua vita non è più stata la stessa.

[Da questo preambolo ci si potrebbe aspettare chissà cosa. Invece no, preparatevi alla solita sfilza di volgarità gratuite.]

Infatti, come per magia, stracciamaroni di ogni estrazione sociale cominciarono a stressarmi:”Posso venire questo pomeriggio a giocare con Internet a casa tua? Posso?Dai dai dai!” e il più delle volte mi sono fatto incastrare. Ah, che soddisfazione il mondo del porno a 56K!Questi poveri disgraziati si aspettavano immagini ad altissima risoluzione, che si caricavano in un blitz, per magari ricreare la magia dei giornaletti sfogliabili (che alcuni del mio paese fregavano all’edicola la mattina prima di prendere il bus), e invece eccoli lì, tristerrimi, ad aspettare la comparsa di una tetta (il più delle volte comunque la connessione crashava miseramente al primo accenno di pelo pubico…allora non andava la ceretta brasiliana, a quanto pare). Non solo, c’era anche chi scroccava la mia connessione per gustarsi siti di un certo livello come Mussolini.net et similia, cercando di convincermi ad apprezzare certe finezze:”Senti che frasi, senti che statista!”. Och, all’epoca ero già giunto ad un allegro menefreghismo/scetticismo verso la politica e vedere una buona parte dei miei simili scannarsi e dividersi tra comunisti e fascisti mi metteva solo un’infinita tristezza (un po’ come adesso).

L’aspetto più soddisfacente di Internet, all’epoca, era però dato dalle incredibili chat di Windows, graficamente merdose e ricettacolo di maniaci sessuali di ogni tipo (non a caso sono state poi chiuse visto che la situazione stava degenerando). Dopo la visione di Viol@, infatti, ho realizzato che ci si poteva divertire in maniera costruttiva ed intelligente sfruttando la stupidità altrui. Per chi non avesse visto il film, la trama è la seguente: Stefania Rocca, stoltamente, viene plagiata da un povero coglione che incontra in Internet, che si nasconde dietro un intrigante nickname, e inizia a perdere il contatto con la realtà, cadendo in un vortice di sesso e promiscuità. Vabbè, ¾ del film la vedevano nuda in una vasca da bagno intenta a sgrillettarsi, a denudarsi all’interno di un capannone industriale e a strombazzarsi, su esplicita richiesta del suo master, uno stronzo carpentiere di passaggio. Ho tra l’altro il vago ricordo di una scena di questa demente che recupera un flaconcino contenente un campioncino di sperma dell’ominide, e di lei che se lo spatacchia in volto, in bocca e sulle mani senza un motivo apparente.

Comunque, a parte utilizzare queste chat per ampliare le mie conoscenze, mi dilettavo a passare del tempo da solo o in compagnia di amici/amiche sfruttando le potenzialità della rete solo con lo scopo di sfottere pesantemente allupati di ogni sorta, ricorrendo naturalmente a falsissimi nick ed identità fittizie.

L’identità immaginaria maggiormente di successo era quella di Caterina, ragazza piemontese venticinquenne:
Caterina lavorava in una rosticceria e amava servire il pollo ai clienti, elargendo sorrisi a destra e a manca.
Caterina era sempre buona con tutti ed impegnata nel sociale, infatti aveva un trombamico senegalese, così si sentiva integrato.
Caterina aveva i capelli neri, però con dei riflessi viola.
Caterina era appena uscita da una tormentata relazione sentimentale con un operaio trentenne, e ora era in cerca di carne nuova.
Caterina amava passare il sabato sera in discoteca, e soprattutto amava la musica House.
Caterina era un po’ facile, e non si faceva tanti problemi a dare via ogni suo buco. I pompini poi la facevano impazzire.
Caterina, quando andava in macchina, cantava le canzoni di Eros Ramazzotti.
Caterina, quando chattava, era sempre in pantaloncini corti da calcio (regalo del suo ex) e in canottierina. E qualche volta, amava toccarsi.

 E tutti/e (anche perché qualche volta Caterina attirava l’attenzione di qualche donna un po’ bisex) cascavano come idioti/e nella nostra sordida ragnatela. Dopo i primi messaggi un po’ conoscitivi, un po’ banali:”Che fai?Che musica ascolti?Da dove vieni?Etc etc etc” i più passavano a domande, richieste e affermazioni via via sempre più esplicite:”Ci masturbiamo assieme in cam?” (ma anche no, mona) “Ti piace prenderlo da dietro?” “Lo sai che sto per sborrare?” (gna-ah-ah).

Il massimo del divertimento si è raggiunto quando un povero coglione ha descritto interamente un amplesso:”Siamo io e te…da soli, sugli scogli. Io ti levo le mutandine…e sei già bagnata…e con la bocca…mmh…inizio a leccartela…mmmh…ti prendo la mano…e te la metto sul mio cazzone, lo senti quant’è duro, troia?Etc etc etc etc ” Se solo avesse saputo che di là c’erano 2-3 persone, con coca-cola e chipster a disposizione, intente a sghignazzare e a godere di gusto della sua stupidità… [SEGUE]

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