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FANTASMI CHE RITORNANO DAL PASSATO (CONTINUA LA DEMENZA)

novembre 11, 2006

Eccomi di nuovo qui, di ritorno da quella fantastica fogna a cielo aperto che è Padova. Oggi mi sento particolarmente ispirato, vorrei parlarvi di una botta di cose: di come mi stiano andando a puttane tutte le porte usb del portatile, della mia delusione nel scoprire che oltre al New York Deli, all’Arizona Dream e al Colorado Cheese non esistono per il momento panini dedicati agli altri stati USA (io volevo un New Hampshire Sbirignao!), della prima puntata di Georgie vista in tutta la mia vita (ma è un troione!), di varie finezze gratuite (io:”Secondo me esplode il treno!” XXX:”Esplode la mona, zio can!”), di come il mio odio per i vecchi padovani sia tornato oltre la soglia di tolleranza, dei miei nuovi vicini cinesi, di quanto vorrei entrare al Magazin Alimentar Romanesc sotto casa e intonare Dragostea Din Tei…

E invece no…parlerò di un avvenimento drammatico avvenuto in 4a superiore, la recita in lingua straniera!

Come ben si saprà, studiavo in un liceo linguistico (in verità liceo scientifico ad indirizzo linguistico, tutto uno specchietto per le allodole per fregare chi detesta la matematica), tra l’altro sperimentale. Proprio per quest’ultimo motivo, come diretta conseguenza, tutte le classi 4e erano costrette a subire, anno dopo anno, la stessa malefica tortura, ossia la rappresentazione teatrale in lingua straniera. Fino all’annata 1983 tutto nella norma: rivisitazione di tragedie shakespeariane, preferibilmente in lingua inglese, recitazione impeccabile, nessun annaspare in situazioni trash.

Annata 1984. La responsabile del progetto entrò in classe, ci spiegò il tutto, l’impegno che ci avrebbe portato via numerosi venerdì pomeriggio, bla bla bla, le solite menate, fino alla domanda di rito:”Volete mettere in scena una rappresentazione classica, ossia una tragedia, comunque qualcosa di serio e per un pubblico un po’ impegnato, oppure qualcosa di più leggero, tipo una fiaba?” Ovviamente la seconda scelta ebbe un numero altissimo di consensi.

I mesi successivi furono di duro lavoro (?) sulla percezione dello spazio scenico, sulla gestualità, sui movimenti e sulle coreografie; mano a mano andarono a definirsi i vari personaggi. “Gheba, tu farai il topo e rapperai un pezzo.”

Il pezzo in questione faceva più o meno così:”I’m a mouse, with a long long tail, mine is a long a sad tale…” e via dicendo, per altre 3-4 strofe di sclero allo stato puro. Per fortuna la scena venne brutalmente tagliata, in quanto rallentava di molto il ritmo (?) che doveva mantenere la storia, e quindi il personaggio del topo (per mia fortuna) non dovette rappare tale boiata colossale.

“Tu farai il topo perché sei piccolo e scuro, inoltre quel personaggio ha una componente maniacale che ti si addice…” disse il pirla che si occupava del progetto. Per fortuna, oltre al topo, feci anche una carta e il Jack finale, quello condannato per impiccagione. Tuttavia nessuno poteva prevedere ed immaginare quello che sarebbe successo da lì a poco al povero topo.

Le ultime settimane furono caratterizzate dalle prove generali, dalla scelta delle musiche (The Wall dei Pink Floyd per quando entrano le carte), delle lingue (la recita non fu solo in inglese, ma anche in francese [il gatto e il bruco], in spagnolo [il cappellaio matto e l’altro tipo che cazzeggia con lui] e in tedesco [la regina di cuori]) , dei costumi (fregati in giro) e della location (il fantastico teatrino parrocchiale, roccaforte dei ciellini).

Tutto questo in vista delle tre diverse rappresentazioni (2 per le altre classi del liceo, una per chi volesse sfotterci la sera).

Il giorno prima fu dedicato all’ultimissimissima prova, e finalmente mi ritrovai con il costume definito. Un paio di orecchie da topo gigantesche, stile Topo Gigio, e un paio di pantaloncini marron merda con una coda posticcia attaccata dietro: tutto questo ambaradan abilmente sposato con un trucco di dubbio gusto, ossia degli irregolarissimi baffi neri realizzati appositamente da qualche mia sadica compagna di classe fashion victim.

Quel giorno venne anche un reporter dell’Adige, notissimo giornale locale (il classico quotidiano provinciale con le stesse notizie tutti i giorni: si ribalta col trattore, cervo spiattellato da un SUV, etc. etc. ) a realizzare un servizio su questa fantastica avventura. Ovviamente mi defilai in ultima fila, dietro a tutti i personaggi, per paura di essere inquadrato: invano, visto che le orecchie da topo mi rendevano visibile come Marisa Laurito in mezzo ad un branco di bambini etiopi. Quel pomeriggio il mio cellulare (e quello di mia madre) si intasarono di sms inquietanti, del tipo: “E’ tuo figlio quello con le orecchie giganti? Ma sei tu il mona in fondo?” .

———————————————————

MOMENTI TOPICI DELLE RAPPRESENTAZIONI (OSSIA LE FIGURE DI MERDA DI GHEBA)

La scena che mi vedeva protagonista era quella immediatamente successiva alla crisi isterica di pianto di Alice, che giustamente affoga tra le proprie lacrime per poi ritrovarsi in un mondo fatato di stupidi animaletti. Tutti gli altri attori erano già elegamente presenti in scena, a ricreare meduse, alghe e altre amenità, tranne il topo ed Alice. Quest’ultima entrava per poi pronunciare:”This water is salty. It must be my tears. Oh, I wish I haven’t cried so much. Oh, how horrible to draw in his own tears…”, muovendosi come una beota sulle note di una lattiginosissima canzone pseudo new-age. A quel punto il topo doveva entrare in scena. “A mouse? A mouse?” urlava la demente, mentre io dovevo zompettare di qua e di là, cercando di non farmi prendere per poi lasciarmi afferrare la coda da tutta la classe per portarla nel retroscena. E qui il dramma. La coda si lacerò e distrusse un pezzo dei pantaloni del topo, che poi rientrò in scena, subito dopo, con i pantaloni che stavano calando sempre di più. Non feci altro che tentare di risistemare la situazione, tirandomi su continuamente l’abito cadente, stoicamente, davanti a metà liceo (per fortuna furono in pochi del pubblico ad accorgersi di tale tragedia).

PER LA CRONACA:

A)Sotto portavo i pantaloncini da ginnastica, quindi le mie mutande non sono state viste da nessuno;

B)Il costumista gay ha urlato, dietro le quinte :”Oddio, il topolino sta perdendo i pantaloni!”, mentre stavo cercando di mantenere un minimo di dignità davanti al liceo. Lo volevo fucilare.

Altro momento topico, durante la terza rappresentazione, per i famigliari, gli amici e chiunque intenzionato a sfotterci: finalmente con la coda a posto, scongiurato il rischio di fare un’ennesima figura di merda di tale portata, feci la mia entrata in scena, con le gigantesche orecchie sobbalzanti, davanti ad un’Alice allibita e sempre con la stessa musica in sottofondo (per la cronaca, Studio Aperto la usò a sproposito per i servizi sulla morte di Samuele, facendomela detestare del tutto). Il silenzio era totale, una scena assolutamente non comica. Ad un certo punto mia cugina, nel pubblico, si accorse della mia presenza e cazzò lì una risata grassa e assordante, indicandomi. La volevo fucilare.

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22 commenti leave one →
  1. sere permalink
    novembre 11, 2006 4:17 pm

    Io ho fatto il linguistico! Vedi, sempre più cose in comune! Siamo anime gemelle! Ahhhhaha!!E così hai fatto il topo?! Che bello.. E il pezzo rap come è andato!!?

  2. StephenD permalink
    novembre 11, 2006 5:12 pm

    Ma come, e ci lasci così con questa rivelazione?!? Io non posso aspettare domani!Comunque, anch’io feci una recita in lingua straniera.Ho rimosso tutto, mi ricordo solo che la mia parte era quella di Victor, il creatore di Frankenstein (però non era una versione teatrale di Frankenstein, era una cosa più strana…)

  3. Barbara23 permalink
    novembre 11, 2006 6:23 pm

    Fino a qua la storai mi era abbastanza nota..! 😉“Esplode la mona, zio can!” – mi ha fatto ridere come una matta! Avrei voluto essere là! :DDDD

  4. monicagellerb permalink
    novembre 11, 2006 11:01 pm

    Anch’io ho fatto il linguistico, zio can, classico sperimentale linguistico, Progetto Brocca di sta ceppa, 5 anni un inferno…le recite in inglese le ho SEMPRE abilmente saltate…son soddisfazioni!

  5. Anonymous permalink
    novembre 12, 2006 11:30 am

    ahaha…io ne avevo fatta una in inglese alle elementari…e visto che stavo sul cazzo all’insegnante mi ha messo una parte squallidissima…tipo groupie di nn so chi…che esperienza!!^^cmq che hai rappato???!?!?

  6. Ghebuz permalink
    novembre 12, 2006 1:52 pm

    @Sere: O_o ormai dobbiamo assolutamente sposarci o al massimo fissare un pacs!@StephenD: ora la storia finalmente è giunta al termine! Noto con piacere che anche tu hai recitato in ruoli degradanti!@Barbara23: è stata una scena fantastica, non ho fatto altro che ridere per cinque minuti, il resto del binario ci guardava inorridito.@MonicaGellerB: forse anche il mio era progetto Brocca, ma non ne sono sicuro…boh, in fondo non è stato poi così male, a parte chimica e matematica O_o (e latino anche…) Non riesco a visualizzare bene il tuo blog, mi da dei problemi con ActiveX O_o@Anonimo:Inglese alle elementari???Groupie???Ma che cosa vi facevano fare?Io alle elementari al massimo canticchiavo qualcosa in tedesco per allietare il volgo…

  7. monicagellerb permalink
    novembre 12, 2006 2:09 pm

    Te da problemi con che? O_ONon chiedermi spiegazioni, io sono ignorante come una capra in queste cose O_O che facciamo, a turno? Prima io non riuscivo a vedere il tuo blog adesso te? O_Oaaaarrgh!

  8. StephenD permalink
    novembre 12, 2006 3:35 pm

    Ahahahahah,comlimenti Ghebuz, niente male come recita! Che poi ieri non avevo mica capito che era Alice…Io sarei impazzito di gioia (vabbè, anche meno)se mi avessero fatto fare il cappellaio matto (l’altro tipo che cazzeggia con lui è la lepre marzolina).

  9. Ghebuz permalink
    novembre 12, 2006 3:55 pm

    @Monica: non so, mi da problemi con ActiveX o una roba del genere!Ho smanettato un po’ con il pc ieri, per cercare di risolvere il problema, ho anche scaricato una novantina di spyware (per sbaglio) ma alla fine non ho risolto nulla. Ah!Forse è un problema momentaneo (mi auguro!):-PTra qualche giorno scriverò qualcosa che ti riguarda da vicino…oh oh oh!@StephenD: alla fine ho creato il mio personaggio di SouthPark, lo posterò nei prossimi giorni, è tristissimo!O_oUna bella recita, davvero! Esistono anche dei video, in circolazione, ma mi sto impegnando per bruciarli tutti.

  10. Lario3 permalink
    novembre 12, 2006 4:01 pm

    Per contribuire devi mandare una mail a Lario3@email.it (che poi sarebbe la mia mail) 🙂CIAO!!!

  11. mik permalink
    novembre 12, 2006 5:24 pm

    gheba, ogni volta che racconti la storia del topo mi fai morir dalle risate! 😀diciamo un’interpretazione da oscar! peccato che non ti abian fatto rappare alla fine…avrebbe aggiunto un tocco di kitsch al tutto!!ma sai che anche il mio attuale regista voleva farci fare Alice?! poi per fortuna poi ha desistito!! cmq, qst tocca far moliere…lui dice che fa ridere un sacco, a me non pare proprio!! O_o

  12. annarella permalink
    novembre 12, 2006 6:38 pm

    Fantastica la descrizione della recita 🙂/me si sta capottando dal ridere

  13. sere permalink
    novembre 12, 2006 7:13 pm

    Si Ghe, la mia risposta è si!! Sempre si!!Ahahahahahahaha, non posso non ridere per la tua “recita”! Ho riso come una coglioncella dall’inizio del post!! Pvero Ghe, quanti soprusi hai dovuto sopportare nel corso degli anni!Dobbiamo istituire il Fronte di Liberazione di Gheba!!!

  14. Ghebuz permalink
    novembre 12, 2006 8:06 pm

    @Lario3: prima o poi contribuirò!@Mik: è una delle tragedie della mia esistenza, mi ha segnato profondamente negli anni a venire.Nemmeno a me Molière piace…Ho provato a chiamarti, per il lavoro di gruppo di Comunicazione D’Impresa!@Annarella: non si ride così delle mie disgrazie :-p@Sere: bene bene, allora al più presto dobbiamo realizzare tale movimento…ovviamente sarai la presidentessa ufficiale!

  15. Anonymous permalink
    novembre 12, 2006 8:34 pm

    io adoro il libro di alice nel paese delle meraviglie…la recita ovvio un pò di meno… 🙂 però cavolo il libro è fantastico…anche se tutti lo definiscono “x bambini”….

  16. Stefano Gallagher permalink
    novembre 12, 2006 9:58 pm

    Io faccio il linguistico Brocca! E’ una sacrosantissima merda, visto che fai praticamente 1 ora di tedesco e 9 ore di matematica. Ma vabbé.Per fortuna, finora, la cosa più imbarazzante che mi ha riservato è stata raccontare la rivoluzione francese in francese a una folla di, giustamente, disinteressati.Comunque ho ancora 6-7 mesi davanti, chissà che non ci si riesca a superare!

  17. Ghebuz permalink
    novembre 12, 2006 10:13 pm

    @Anonimo: purtroppo il libro non ho mai avuto occasione di leggerlo! Purtroppo però la versione universalmente nota è quella stra-lattiginosa che ci è stata propinata dalla Disney 😦@StefanoGallagher: oh, qua tutti vengono dal linguistico, quasi tutti sono scienziati della comunicazione…è inquietante questa storia! Fantastica la tua esperienza, per fortuna io alla fine dovevo dire solamente una frase di 2-3 parole..oh oh!

  18. Anonymous permalink
    novembre 13, 2006 3:06 pm

    è molto bello il libro…..

  19. Ghebuz permalink
    novembre 14, 2006 1:29 pm

    @Anonimo: magari prima o poi lo leggerò…più probabile che lo faccia leggere ai miei figli!

  20. Barbara23 permalink
    novembre 15, 2006 11:38 am

    Parlare di momenti topici in un recita in cui tu facevi il topo, mi pare azzeccato! 😉Comunque, tu non sei normale – proprio no.

  21. Ghebuz permalink
    novembre 15, 2006 12:31 pm

    @Barbara23: in che senso non sono normale???O_O

  22. Ghebuz permalink
    novembre 16, 2006 9:34 am

    Oh, che bello, è iniziato lo spam!

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