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FILM DALLA GHEBA-ADOLESCENZA

settembre 4, 2007
FUCKING AMAL, diretto da Lukas Moodysson nel lontano 1998, è senza dubbio uno dei miei film preferiti, un must della mia adolescenza (lo vidi per la prima volta a 16 anni, nel 2000, e mi innamorai delle due protagoniste, Elin [Alexandra Dahlstrom] ma soprattutto Agnes [Rebecka Liljeberg].
La trama: Elin e Agnes, 15enni, vivono in una triste città svedese, la fucking Amal del titolo. Avete presente quei luoghi allegri dispersi in mezzo al nulla, ai campi e alle foreste?Se poi aggiungete il fatto che in questo caso ci troviamo in Svezia, uno dei simpaticissimi paesi con il più alto tasso di suicidi al mondo, potrete capire molte cose.
Elin (la bionda) è un po’ la top girl della scuola superiore, mentre Agnes, appena arrivata da un’altra città, è alquanto emarginata (la sua unica amica è una stronzissima handicappata) e bistrattata dai suoi coetanei. Ma c’è un qualcosa in più: Agnes è lesbica ed è innamorata di Elin [come si può capire dall’incipit del film, dove la ragazza digita al computer frasi del tipo:”La mia lista segreta. 1)Che Elin mi veda. 2)Che Elin si innamori di me. Io amo Elin”], ma, vista la sua timidezza, non ha il coraggio di esternare questo sentimento.
Elin invece disprezza un po’ la sua esistenza da party-girl e vorrebbe liberarsi degli stereotipi sulla sua immagine (visto che viene considerata una battona): insieme alla sua tamarrissima sorella si intrufola così alla tristerrima festa di compleanno di Agnes dove, essendo a conoscenza delle pulsioni lesbo della ragazza, la bacia per scommessa, per poi scappare.
Agnes, sentita presa in giro, tenta il suicidio. Elin intanto si pente del gesto fatto, per poi tornare nuovamente a casa di Agnes e scusarsi dell’accaduto. Insieme decidono di fare un giretto per le vie di Amal (un paesaggio desolante da far paura), parlando di omosessualità e di quanto sia difficile viverla in un paese come Amal (e sì che sono in Svezia, mica in Iran): improvvisamente, mentre tentano di “scappare” a Stoccolma ricorrendo ad un’autostoppista, scocca la scintilla dell’amore tra le due, che si baciano appassionatamente.
Il seguito non è dei migliori: Elin si interroga sulla sua omosessualità latente e, per autoconvincersi di essere etero, si fidanza con un pirla di nome Markus, dall’espressività di un mobile Ikea, malcagando Agnes, ignorandola totalmente. Quest’ultima invece assiste con rabbia a questa storia, soffre per il suo amore apparentemente non ricambiato ma anche per gli sfottò dei suoi compagni di scuola. Finchè un bel giorno, Agnes trova il coraggio di chiudersi insieme ad Elin in un bagno della scuola e di discutere di loro due: Elin esterna finalmente i suoi veri sentimenti, apre la porta del bagno e urla, alla gente che intanto si era accalcata di fuori:”Ta dà…eccomi qua…questa è la mia nuova ragazza!Volete farci largo per favore, dobbiamo andare a scopare!”
Insieme escono dalla scuola, tenendosi per mano, accompagnate dalle note di “Underground” di Daniel Broder, noncuranti degli sguardi altrui e orgogliose del loro amore.
—–
Uscito nel lontano 1998, Fucking Amal in Svezia fece il botto, battendo addirittura quella merdata di Titanic al botteghino. Lo sgamai una sera, in televisione, su Rai2: fu subito amore.
Decisamente low budget, con attori quasi sconosciuti e girato con la telecamera a mano, questo film si potrebbe vagamente considerare appartenente alla schiera di produzioni che si rifanno al Dogma 95, una sorta di “voto di castità” redatto dal geniale regista danese Lars Von Trier.
Fucking Amal segnò il debutto al lungometraggio di Lukas Moodysson, che bissò il successo con i bellissimi Tillsammans [Together], storia di una comune svedese degli anni ’70 e Lilja 4-Ever, tristissima vicenda di una ragazzina russa costretta alla prostituzione. Moodysson nel frattempo è anche diventato produttore cinematografico, scoprendo il talento di Josef Fares, regista libanese-svedese noto anche in Italia per Jalla Jalla, commedia su matrimoni misti e integrazione razziale, e Kops, specie di commedia poliziesca piena di effetti speciali stra-artigianali e campione di incassi in patria.
La mia scena preferita rimane ovviamente l’ultima, quella dell’uscita di Elin e Agnes dal bagno, quando rivelano il loro amore ai loro compagni di scuola: robe da applaudire sul divano.
Come per Sitcom, ecco il giudizio pastorale di quei quattro mentecatti della CEI:
“Il delicato tema dell’omosessualità negli anni dell’adolescenza é qui trattato con fretta e superficialità. Se é vero che in Svezia si sono create le premesse, attraverso i periodi della cosiddetta ‘liberazione sessuale’, di un vuoto morale e sociale, di un azzeramento di punti di riferimento di cui i ragazzi di oggi pagano le conseguenze, é altrettanto vero che siamo alle solite: dove finiscono la comprensione, la voglia di capire, la denuncia di un male civile e interiore, e dove cominciano invece il compiacimento, l’insistenza su situazioni che meriterebbero più misura, la perdita di realismo a vantaggio del melodramma a tesi? A prevalere é la sensazione che il film si adagi senza alternativa sulla convinzione che ormai é così, che la famiglia non ha più possibilità di intervento perché non si possono impedire le scelte dei ragazzi. L’assunto francamente non sembra condivisibile, e per questo, dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come negativo, inaccettabile nella sua sostanza di fondo, e appesantito da un turpiloquio eccessivo.”
Gna-ah-ah.
PISTOLOTTO MORALISTICO FINALE
Su questo blog ho sempre scritto di quanto fossi idiota nella mia prima adolescenza: avete presente il classico quindicenne di provincia, che ascolta la musica techno, abbastanza chiuso verso tutte le cose diverse ed estranee alla sua vita? Ecco, e in più ero anche un attimo omofobo, quando dovevo dire “gay” dicevo “frocio” o “recchione” e quando sentivo parlare di lesbiche il mio pensiero correva a quelle attricette porno moldave che sui canali locali si palpano vicendevolmente o si lasciano colare addosso il Viakal. Che immagini stereotipate, aah. Diciamo che la mia attenzione si focalizzava più sul comportamento in sè, comportamento che ritenevo non deviante ma quasi, senza considerare la possibilità che certi sentimenti, come l’amore, possano nascere anche tra persone dello stesso sesso.
Fucking Amal mi fece capire che, anche da quel punto di vista, siamo tutti uguali e che ognuno è libero di vivere la sua sessualità come vuole, nel rispetto dell’altro. Per questo lo farei proiettare nelle scuole, magari durante le ore di educazione civica (ma esiste ancora?).
—–
Per la cronaca poi una coppia lesbo, 2 anni fa, l’ho conosciuta per davvero. Una delle due si divertiva un mondo a bruciare i ragni con l’accendino.
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15 commenti leave one →
  1. Captain's Charisma permalink
    settembre 4, 2007 12:44 pm

    sai che non l’ho mai visto ???

  2. gianl permalink
    settembre 4, 2007 6:56 pm

    Mai visto nemmeno io…ma è nella lista “da vedere” da tempo immemore…

  3. Giuy permalink
    settembre 4, 2007 7:03 pm

    Nemmeno io l’ho mai visto!PS: anche io voglio knutbab!

  4. sam permalink
    settembre 5, 2007 9:38 am

    Eh la trama ho avuto il piacere di sentirla quel migliaio di volte da te 🙂 !!!! Comuque dai, per CULTURA GENERALE magari lo vedrò pure io…

  5. netstar permalink
    settembre 5, 2007 9:51 am

    l’ho visto anche io questo film!

  6. Robin permalink
    settembre 5, 2007 10:16 am

    Uhm, non lo conoscevo, ma adesso mi guardo il video perchè, se tanto mi da tanto, è zeppo di gnocche considerevoli.See ya!

  7. Deception Point permalink
    settembre 5, 2007 11:34 am

    Ti giuro che l’ho scaricato giusto 1 settimana fa per riguardarmelo.Lo vidi in tv qualche anno fa e mi innamorarai di Elin (c’aveva du tette..)..Comunque è proprio il modo in cui è raccontata la storia che è meraviglioso!

  8. Ghebuz permalink
    settembre 6, 2007 7:35 pm

    @Captain’s Charisma: male, molto male, è una mancanza alla quale dovrai rimediare!@Gianl: se dovessi considerare tutta la mia lista, non uscirei più di casa 😦 Qui le videoteche fanno schifo, nun c’è niente 😦@Giuy: Knutbab lo trovi sul blog Odiostudioaperto, un fantastico blog contro il telegiornale più demente della storia.@Sam: ma guarda che l’hai visto quel film!Ah già, te lo dissi ieri!Ti sei ripresa poi dall’abbiocco abbacchioso?News dalla Sabrinchia?@Netstar: cosa ne pensi?:-D@Robin: chissà ^^ Di certo Alexandra e Rebecka oggi dovrebbero essere uno spettacolo (in verità si scoprì che sono ingrassate 42004 chili).@Deception Point: anch’io sto cercando di scaricarlo, però mi dimentico sempre di connettermi al mulo 😦

  9. Lario3 permalink
    settembre 6, 2007 9:41 pm

    Mai visto pure io.Grazie mille per il commento, CIAO!!! 😀

  10. Ghebuz permalink
    settembre 7, 2007 6:37 am

    @Lario3: mmh, questo film dovrebbe avere maggiore visibilità O_o

  11. Stefano Gallagher permalink
    settembre 7, 2007 1:04 pm

    Mi sa che ogni adolescente, bene o male, ha passato una fase techno.Io addirittura ascoltavo Disco Radio e m2o. Brr. Menomale che, poi, qualcuno mi ha fatto ascoltare i Queen, altrimenti sarei rimasto intamarrato!

  12. Uriel permalink
    settembre 7, 2007 1:35 pm

    —-Menomale che, poi, qualcuno mi ha fatto ascoltare i Queen, altrimenti sarei rimasto intamarrato!—-Bitch, please!Uriel

  13. Stefano Gallagher permalink
    settembre 7, 2007 5:54 pm

    ‘Bitch please’? Ovvero?

  14. Ghebuz permalink
    settembre 7, 2007 6:05 pm

    @Stefano Gallagher: nemmeno io ho mai ascoltato M2o, quindi questa tua affermazione è inquietante O_o@Uriel: c’è già una tamarra in casa mia fan dei Queen 😀@Stefano Gallagher (di nuovo): nemmeno io ho capito il senso di bitch, please O_O

  15. Anonymous permalink
    dicembre 16, 2008 11:14 am

    Visto e amato dal primo fotogramma..Essendo stata anche io una lesbica latente trovai in quel film una via di liberazione:)bel blog!

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