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QUEL PICCOLO DIFETTO

novembre 22, 2009

Chi ben mi conosce, è a conoscenza dei miei molteplici difetti: non riesco a dire la “erre” (ma una raffinatissima “evve”, il che potrebbe potenzialmente farmi passare per il discendente di una famiglia nobile caduta in disgrazia), talvolta sono di umore altalenante (dalla gioia più immotivata, fino allo scazzo più allucinante), ho una certa propensione al turpiloquio (soprattutto se ben stimolato) e ho la capacità malsana di vedere del marcio e del malizioso in qualsiasi situazione.

Ma c’è un difetto che proprio non riesco a comprendere: nonostante e (stranamente) abbia una sufficiente memoria spaziale e un buon senso dell’orientamento, quando si tratta di dare indicazioni stradali vado in tilt. Certo, finchè si tratta di richieste base non ho nessun problema (quando lavoravo in albergo mi ero imparato certe frasi standard a memoria), ma quando vengo bloccato da qualche sprovveduto che mi chiede cose nemmeno tanto assurde, vado nel panico, visto soprattutto il fatto che non riesco ad impararmi nomi di strade e vie, bensì le associo a negozi e/o gente che infesta quei luoghi.
Tipo, se mi trovo a Padova e qualcuno mi ferma per sapere dove cazzo si trova Corso Milano, dovrebbe leggere nel mio cervello e formulare una frase di questo genere:”Scusa, come faccio ad arrivare in quella via dove c’è il negozio della Scout e dove volevi prenderti quella felpa con sopra il faccione di quella scimmia di merda, Julius?” Poi magari non so come farli arrivare lì (e in verità li mando nel bel mezzo della zona industriale di Padova, magari durante una rissa tra nigeriani e maghrebini per il controllo dello spaccio), ma almeno è già qualcosa.

Di solito risolvo il problema, tagliando la testa al toro, con frasi tipo:”Ah, mi dispiace, non sono di qui…” (magari con un accento un po’ incerto, una dizione un po’ stentata, così magari mi si scambia per uno straniero qualunque) o “Oh, non saprei, mi dispiace…”

Solo una volta, uscendo allegro di casa per andare in giro e venendo avvicinato da uno stolta famiglia di italiani tamarri “Uè, come posso arrivare ad Arco?” (ma sei sfigato?Ci sono cartelli ovunque, idiota!E come cazzo sei finito qui sotto casa?E chiedermi per piacere?E quella cazzo di chewing-gum in bocca?) ho detto, sicuro di me, e sorridente:”Avanti dritto!” verso il Monte Baldo. In cuor mio speravo finissero in una scarpata.

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9 commenti leave one →
  1. novembre 23, 2009 12:15 pm

    Ah-ah-ah… fantastico.

    Grazie mille per il commento, CIAO!!! 😀

  2. Sam permalink
    novembre 23, 2009 1:52 pm

    La felpa di Julius! 🙂 l’ultima volta ne avevi scelta un’altra seria però…
    Neanche io so mai come fare a spiegare le strade, ma non ero ancora arrivata alla crudele mossa di dare le indicazioni volutamente sbagliate! 🙂 Un altro esempio di gheba-perfidia, insieme a quello di non lasciare mai il posto agli anziani in autobus!!!
    ciaociao

  3. novembre 24, 2009 8:09 am

    @Lario3: grazie a te , ciao!

    @Sam: ma il posto sugli autobus agli anziani lo lascio spesso e volentieri, sono loro che si sentono gggiovani dentro e che rifiutano, eh 😛

  4. novembre 24, 2009 4:54 pm

    Beh a parte il bel caratterino che hai descritto all’inizio 😉
    mi piace che tu almeno abbia l’onestà di dire “non sono di qua”!

    Lo sai una volta per strada ho avuto “uno scambio vivace” con dei ragazzi che prendendo in giro una coppia di anziani milanesi diedero un’indicazione sbagliata appositamente….avendolo capito sono intervenuta.

    Credimi una scena pietosa!

    PS= io mi perdo a casa mia,tanto nn ho il senso dell’orientamento!
    Mi vergogno da sola! 🙂

    Un abbraccio

  5. novembre 25, 2009 10:10 am

    @Desaparecida:
    Grazie mille per aver visitato e commentato questo blog ^_^
    Eh, ho un caratterino molto felice…cmq perdermi a casa mia non mi è mai successo, per fortuna XD

    Grazie mille di nuovo!

  6. giuy permalink
    novembre 26, 2009 6:16 am

    Ma noooooooo, verso il Monte Baldo nooooooooooo 🙂 Sta attento perchè io, da ragazzina mandai dei militari cafoni che mentre chiedevano dov’era una pizzeria non sapevano dove tenere le mani, appositamente da un’altra parte. Poi però, io rimasi più o meno per ore nello stesso posto a fare vasche su e giu per il centro con amici e chi mi vedo dopo una mezz’ora? Insomma questi tornavano indietro un po’ incazzati e ovviamente cercando ancora la pizzeria…
    Per fortuna avevo amici molto poco raccomandabili all’epoca e si limitarono ad un paio di “stronza”, “vaff…”, “se t’acchiappo ti slargo le gambe”. Bei ricordi.

  7. novembre 27, 2009 10:54 am

    @Giuy, conosci per caso il Monte Baldo?:D

    Comunque hai fatto benaz, direi, con quei militari ^_^

  8. giuy permalink
    novembre 28, 2009 8:34 am

    Per fortuna non direttamente 🙂 Al lavoro avevano organizzato una gita/passeggiata sul Monte Baldo (sai qui a Bolzano il week-end lo si passa così, a passeggiare per monti, non per supermercati 😉 ). I miei stinchi ed io però, amiamo la pianura (ben asfaltata e cmq mi basta andare al supermercato a piedi che è a 300 m da casa per morire di stanchezza), quindi trovai una bella scusa e passai la domenica straiata sul divano senza muovere un muscolo.
    Non so perchè, ma il giorno dopo al lavoro, io ero l’unica che riusciva ad andare nella stanza accanto a prendere le fotocopie/caffè e quant’altro.
    Ho visto le foto e deve essere un posto molto bello, ma ciò nonostante io e il mio corpo pensiamo che sia sufficiente averlo visto così 😉

  9. novembre 29, 2009 10:48 am

    @Giuy: ma anche qui a Trento molto spesso il week end si organizzano delle uscite molto divertenti sui monti…e poi dalle tue parti avete il Renon, adoro quel posto (anche perchè ci vado a mangiare spesso e volentieri ^_*)

    I tuoi colleghi comunque ti avranno voluto molto bene!

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