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ESSERE UN CANTANTE R&B: IL CASO TREY SONGZ

gennaio 12, 2010

Ah, che brutto mondo quella della musica r&b al maschile. Charles Darwin avrebbe potuto scrivere libri e libri su tale fenomeno, invece di gettare via la propria esistenza per quelle quattro stronze tartarughe delle Galapagos. Vuoi mettere passare anni e anni su un’isola deserta con delle orripilanti bestie che puzzano di guano con l’emozione di trascorrere qualche mesetto dentro qualche sfigatissimo ghetto della più merdosa città industriale East Coast, tra papponi, spacciatori di crack e minorenni incinte? Si tratta, quest’ultimo, di un ambiente terribilmente competitivo: non passa anno, infatti, che da quei putridi casermoni spunta un nuovo tamarro di successo (forse per auto germinazione) pronto ad eclissare a forza di falsetti, mossette e coglioni strizzati la fama degli altri omini già presenti sul mercato.
È davvero un habitat atroce, dove basta un singolo non propriamente riuscito o una collaborazione sbagliata, a sputtanare (quasi) per sempre una carriera. E i casi sono molteplici: pensiamo al povero Omarion che, dopo aver abbandonato i B2K, nonostante alcune canzoni orecchiabili (come Icebox, signor pezzone r&b), si è ridotto a duettare con quella povera nanetta dominicana che risponde al nome di Kat De Luna (forse ora si starà prostituendo a Puerto Plata) o a pubblicare un album cantato interamente in collaborazione con quello sfigato di Bow Wow (uno che andrebbe linciato solo per il fatto di esistere e per essere amichetto di Soulja Boy). Anche se tra i due sembra ci sia stato qualcosa di più, come dimostra la simpatica immagine a lato e lo sguardo allupato di Bow Wow che, dopo essersi in passato spupazzato Ciara, sembra curioso di scoprire cosa contiene Omarion nelle mutande.
Ma ci sono anche alcuni che si sono auto-eliminati dalla specie: come il talentuoso Houston che, cresciuto in una famiglia di invasati religiosi e dopo aver sfondato con “I Like That”, cantata in collaborazione con Chingy, Nate Dogg e I-20, ha prima dato preoccupanti segnali di squilibrio mentale e poi è passato a seri atti di auto-lesionismo, come spappolarsi l’occhio destro con una forchetta. Ora il povero Houston è cieco e ha un occhio di vetro: purtroppo nessuna major lo vuole e, invece di darsi all’alcool o alle troie, si è re-inventato come attivista contro gli stupri di gruppo nelle prigioni americane. Pleasure P., una volta militante nel prestiggggioso gruppo Pretty Ricky (una manica di tamarri scheccheggianti che ho sempre cordialmente disprezzato), sembrava fosse accusato di aver perpetrato degli stupri nei confronti dei nipoti: ma la lista è lunghissima, basta anche pensare al miserabile R. Kelly, e alla sua predilezione per il pissing su ragazzine minorenni. 

Vabbè, tutto questo preambolo per raccontare di una presenza inquietante all’interno del segmento in esame: Trey Songz. La sua storia ricalca filo per filo lo stereotipo di tale gente: Tremaine Aldon Neverson è nato a Petersburg, in Virginia, nel lontano 1984, all’interno di una famiglia di militari. Un bel giorno, all’età di 14 anni, si rende conto di saper cantare (cioè, questo coglione si sveglia e dal nulla si trova una voce adatta?), fa un po’ di gavetta qua e là (ossia sparge il suo seme in qualche sala di registrazione), migra nel New Jersey, ha il tempo di diplomarsi, etc. etc… Insomma, fa tante belle cose e finalmente, nel 2005, pubblica il suo primo album, I Gotta Make It.

Ora, nel 2010, di lui cosa rimane? È un bravo entertainer, non c’è dubbio, però non può assolutamente sperare di raggiungere la fama mondiale di quello spregevole nanetto di Chris Brown, di Ne-Yo o di Usher (per citare quelli un po’ più commerciali), ma anche di un Jamie Foxx o di un John Legend (ma quelli sono su un altro livello) o delle vecchie leve come Maxwell o Ginuwine (per dirne due a caso). E al tempo stesso, come Charles Darwin insegna, altri newbie si sono autogenerati per scassare la minchia e sconvolgere gli ormoni delle teenager americane di ogni etnia: pensiamo solo a quel perverso di Jeremih (Birthday Sex è a dir poco spettacolare, IMHO, e il porno-remix con Fabolous ancora di più…”It’s time to eat…pussy reservation!”), all’allegro haitiano-americano Jason Derülo (che con Whatcha Say ha letteralmente stuprato Hide & Seek di Imogen Heap) o ad Iyaz, scoperto da quel putrido ciccione che risponde al nome di Sean Kingston (la sua Replay è arrivata anche da noi italioti).

Oh povero Trey, come fare? Andare a sgambettare in Dancing with the Stars come Mario (quello che ci ha smaronato per mesi con Let Me Love You)? Cercare di elemosinare una produzione di The Dream, Tricky Stewart o di Red One (che forse accadrà per il prossimo album)? Macchè! La soluzione, per emergere dalla melma (e ci sta riuscendo, tra l’altro, visto che il suo successo è crescente) è quella di virare sul sesso, con dichiarazioni di gran classe sulle dimensioni del proprio bene e sulle sue abitudini sessuali (ringrazio RnbJunk per le informazioni), inserendosi quindi perfettamente in quel filone che ha visto l’emergere di una quantità infinità di popstar e rnbstar sempre più troie. 

Mi piace venire nelle ragazze prima che loro vengano, ma bisogna poi tenere un ritmo e non fermarsi! Adoro le ragazze che riescono a prendermelo tutto!”
“Questa ragazza mi ha mollato. Non riusciva a contenerlo tutto!”
Il porno è cool! Penso che il porno sia un modo per allargare i propri orizzonti […] Ricordo che quando ho iniziato a guardare i porno, le mie pornostar preferite erano Lacey Duvalle e Lindy Foxx!”
“La mia lingua e il mio pene!” (alla domanda: cosa sono le tue cose preferite da usare a letto?)
“Quando avevo 16-17 anni, questa ragazza mi ha passato le piattole. È stata la merda più fastidiosa del mondo!”
“Quando vado in tour, mia madre controlla se ho con me un pacco di condom Magnum da 12!”

Che il Trey Songz si stia preparando una carriera nel porno?

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2 commenti leave one →
  1. Ila permalink
    gennaio 13, 2010 9:46 am

    Ahhhh, sono agghiaccianti! E così stereotipati.
    Bow Wow, già solo per il nome e per il fatto che è diventato “famoso” a 12 anni, lo detesto.
    Ma quello che si chiama Houston si è davvero cavato un occhio? O_o

  2. Sam permalink
    gennaio 20, 2010 10:16 am

    Ma come? Quel tipo ha 26 anni? Ne dimostra almeno dieci di più…
    Che belle le ultime dichiarazioni sul sesso…un modo sicuro per fare strada nello show biz!!! 🙂
    Ma soprattutto scommetto che porteranno orde di sessuomani (che le useranno come chiavi di ricerca) sul tuo blog!
    Ciao ciao
    Sam

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